Propaganda e informazione
«Quando c'era lui i treni arrivavano in orario»
omissione
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Da dove viene l’immagine
Nel primo dopoguerra le ferrovie erano uno dei settori con più agitazioni dei lavoratori e più disservizi. Per questo i «treni in orario» colpirono l’opinione pubblica e divennero proverbiali. Treccani li definisce un’«immagine propagandistica», legata al ministero delle Comunicazioni guidato per un decennio, dal 1924, da Costanzo Ciano1.
Secondo la stessa voce, al di là dell’immagine, la gestione di Ciano si caratterizzò soprattutto per l’accentramento autoritario dell’amministrazione ferroviaria, che perse gran parte della sua autonomia1.
Cosa cambiò davvero
Due cose, entrambe per legge. La legge 563 del 1926 vieta lo sciopero23: le agitazioni dei ferrovieri, che avevano segnato il dopoguerra, diventano illegali. E la stampa perde la libertà di raccontare: la legge sulla stampa periodica del 1925 mette i giornali sotto controllo4, e il testo unico di pubblica sicurezza del 1931 vieta di diffondere scritti «lesivi del prestigio dello Stato o dell’autorità»53. In quella categoria, scrive lo storico Francesco Filippi, potevano finire scandali, reati irrisolti e disservizi dei servizi pubblici3.
Non abbiamo trovato statistiche attendibili sulla puntualità dei treni in quegli anni. È proprio questo il punto: il mito si regge sull’assenza di notizie, e l’assenza di notizie dipendeva dalle leggi del regime.
Perché regge ancora
È una bufala che si autoalimenta: chi la ripete cita il silenzio dei giornali come prova che i ritardi non ci fossero. Lo stesso Filippi riconosce un «fondo di verità»: sotto il fascismo nessuno sentiva parlare di ritardi3.
Fonti
Treccani, Dizionario Biografico — Ciano, Costanzo ↩︎ ↩︎
Normattiva — Legge 3 aprile 1926, n. 563 ↩︎
Francesco Filippi — Mussolini ha fatto anche cose buone, Bollati Boringhieri, 2019, cap. «Spigolature» ↩︎ ↩︎ ↩︎ ↩︎
Normattiva — Legge 31 dicembre 1925, n. 2307 ↩︎
Normattiva — Regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, art. 112 ↩︎