Previdenza e welfare
«La tredicesima l'ha inventata Mussolini»
parzialmente vero
Le date
Prima del fascismo, in molte grandi aziende era già prassi diffusa — per quanto volontaria e non garantita — che il datore di lavoro elargisse una gratifica in occasione del Natale.
Il 5 agosto 1937, l’articolo 13 del contratto collettivo nazionale di lavoro dell’industria rende obbligatoria una tredicesima mensilità. Ma solo per gli impiegati: gli operai dello stesso settore ne restano esclusi. Non è una legge dello Stato, è una clausola contrattuale, negoziata tra Confindustria e i sindacati fascisti — gli unici allora ammessi.
Cosa fece davvero il regime
Il nucleo reale c’è: nel 1937 il regime introduce, per contratto, l’obbligo di una mensilità aggiuntiva. Ma è una misura settoriale e parziale, che lascia fuori la maggioranza dei lavoratori dell’industria — gli operai — e ignora del tutto gli altri settori dell’economia. Lo stesso contratto, inoltre, estende l’orario massimo di lavoro da 10 a 12 ore.
Il contesto che manca
La tredicesima come diritto di tutti nasce nel dopoguerra, in due passaggi: nel 1946 un accordo interconfederale la estende agli operai dell’industria; nel 1960, con il decreto del Presidente della Repubblica 28 luglio n. 1070, diventa obbligatoria per i lavoratori di ogni settore. Ci vogliono ventitré anni e la fine del regime perché la misura del 1937 diventi la tredicesima che conosciamo oggi.