Propaganda e informazione
«Il fascismo valorizzava il ruolo della donna»
falso
Cosa diceva la propaganda
Il regime esaltava la donna come madre e sposa esemplare, dedita alla crescita di nuovi cittadini per la patria — mai come lavoratrice o cittadina.
Cosa fece davvero il regime
Il regio decreto-legge 15 ottobre 1938, n. 1514, limita per legge l’impiego femminile al 10% del personale nelle aziende pubbliche e private: chi era già assunta oltre quella soglia andava collocata a riposo, e nel privato doveva essere sostituita da un uomo entro tre anni. Alle donne furono anche preclusi per legge i concorsi per insegnare materie scientifiche negli istituti tecnici e lettere e filosofia nei licei.
Il codice penale del 1930 — il codice Rocco, articolo 544 — stabiliva che il matrimonio tra l’autore di una violenza carnale e la vittima estinguesse il reato, anche nei confronti degli eventuali complici. La norma non fu un’invenzione improvvisata: restò in vigore per oltre cinquant’anni, abrogata solo dalla legge 442 del 5 agosto 1981.
Il contesto che manca
Non fu un’eccezione né una svista del sistema: fu la cornice legale in cui le donne italiane vissero per un ventennio. Valorizzare descrive la propaganda del regime, non le sue leggi.