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Propaganda e informazione

«Il fascismo valorizzava il ruolo della donna»

falso

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Cosa fece il regime per le madri

La prima legge fascista di rilievo sul tema istituisce nel 1925 l’Opera nazionale per la protezione della maternità e dell’infanzia1; nel 1934 arriva una legge sulla tutela della maternità delle lavoratrici2. Sono interventi reali. Ma, come nota lo storico Francesco Filippi, proteggono la funzione — gestanti e madri — più che la donna: dalle tutele del 1934 restano escluse le casalinghe e le lavoranti a domicilio, cioè la maggioranza delle donne che lavoravano3.

Cosa fece il regime per le lavoratrici

L’esclusione cresce per gradi. Dal 1923 le donne non possono dirigere le scuole medie; dal 1926 sono escluse dai concorsi a cattedra per alcune materie dei licei e degli istituti tecnici; dal 1933 le amministrazioni dello Stato possono escluderle dai concorsi o fissare un tetto alle assunzioni43.

Il regio decreto-legge 5 settembre 1938, n. 1514 estende la regola a tutti: negli impieghi pubblici e privati le donne non possono superare il 10 per cento dei posti, e le aziende con meno di dieci impiegati non possono assumerne nessuna, salvo le parenti del titolare5. Le impiegate in eccesso dovevano andare a riposo nel settore pubblico ed essere sostituite da uomini entro tre anni in quello privato4.

Nel 1940, con gli uomini al fronte, il regime sospende il limite per le aziende private6.

Il contesto che manca

Il codice penale del 1930, il codice Rocco, all’articolo 544 stabiliva che il matrimonio con la donna violentata, anche minorenne, estinguesse il reato37. La norma fu abrogata, insieme a quella sul delitto d’onore, solo con la legge 442 del 5 agosto 19818: per trentacinque anni sopravvisse anche alla Repubblica.

Fonti