Previdenza e welfare
«Le pensioni ce le ha date Mussolini»
falso
Le date
La previdenza sociale italiana nasce alla fine dell’Ottocento: nel 1898 viene istituita la Cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai, come assicurazione volontaria sostenuta da un contributo dello Stato e dei datori di lavoro. Nel 1919, sotto un governo liberale, quell’assicurazione diventa obbligatoria per tutte le aziende: da quel momento i lavoratori italiani hanno la pensione per diritto.
Mussolini prende il potere nel 1922.
Cosa fece davvero il regime
Il regio decreto-legge 371 del 27 marzo 1933 trasforma la Cassa nazionale in Istituto nazionale fascista della previdenza sociale — l’INFPS, poi INPS. Il decreto stesso, all’atto pratico, si limita a sostituire un nome con un altro ovunque compaia nei testi di legge: non tocca né requisiti né importi delle pensioni già esistenti. Negli anni successivi l’istituto assorbe davvero nuove funzioni — dal 1934 la cassa per gli assegni familiari, poi l’assicurazione contro la disoccupazione involontaria — ma sono prestazioni diverse dalla pensione, non un suo potenziamento.
Il contesto che manca
Nel 1926 il regime stabilisce che possano esistere solo sindacati fascisti e vieta sciopero e serrata. La contropartita di quelle presunte tutele fu la cancellazione degli strumenti con cui i lavoratori se le erano conquistate.
Fonti
- Geopop — Molte delle presunte «cose buone» fatte durante il fascismo sono bufale
- Il Fatto Quotidiano — 25 aprile, le bufale del fascismo: pensioni, bonifiche, case, stipendi. Le cose buone che Mussolini non ha mai fatto
- Normattiva — Regio decreto-legge 27 marzo 1933, n. 371
- Francesco Filippi, «Mussolini ha fatto anche cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo», Bollati Boringhieri, 2019