Previdenza e welfare
«Le pensioni ce le ha date Mussolini»
falso
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Le date
Nel 1898 la legge 350 istituisce la Cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai: un’assicurazione volontaria, alimentata dai contributi del lavoratore, da un concorso dello Stato e da un contributo facoltativo degli imprenditori12.
Nel 1919, sotto il governo liberale di Vittorio Emanuele Orlando, il decreto luogotenenziale 603 rende l’assicurazione obbligatoria per chi lavora alle dipendenze di altri, con pensione di vecchiaia a 65 anni32. Nello stesso anno diventa obbligatoria anche l’assicurazione contro la disoccupazione2.
Mussolini prende il potere nell’ottobre 1922.
Cosa fece davvero il regime
Il fascismo non crea la previdenza: la riorganizza e, in un caso, la amplia davvero.
Nel 1927 introduce l’assicurazione obbligatoria contro la tubercolosi4. Nel 1933 il regio decreto-legge 371 ribattezza la Cassa «Istituto nazionale fascista della previdenza sociale» e ne riscrive gli organi di governo, assegnando i posti del consiglio di amministrazione alle confederazioni fasciste; requisiti e importi restano quelli delle leggi precedenti5.
Il passo più importante arriva nel 1939. Il regio decreto-legge 636 introduce la pensione ai superstiti — la reversibilità — per i lavoratori privati e abbassa l’età della pensione di vecchiaia a 60 anni per gli uomini e 55 per le donne62. È un miglioramento reale, ed è proprio quello che viene citato più spesso7. Per gli impiegati pubblici e i militari, forme di reversibilità erano già previste dal 18958.
Lo stesso decreto del 1939 esclude dall’assicurazione per la nuzialità e la natalità, che istituisce, i «cittadini italiani di razza non ariana»6.
Il contesto che manca
Mentre riorganizzava la previdenza, il regime toglieva ai lavoratori gli strumenti per difenderla. La legge 563 del 1926 ammette alla rappresentanza solo i sindacati riconosciuti dallo Stato — di fatto quelli fascisti — e vieta sciopero e serrata98.
L’istituto diventa anche una macchina di consenso: nel 1941 contava 8.000 dipendenti diretti, secondo datore di lavoro pubblico del Paese8.
Fonti
Normattiva — Legge 17 luglio 1898, n. 350 ↩︎
INPS — La storia dell’INPS ↩︎ ↩︎ ↩︎ ↩︎
Normattiva — Decreto-legge luogotenenziale 21 aprile 1919, n. 603 ↩︎
Normattiva — Regio decreto-legge 27 ottobre 1927, n. 2055 ↩︎
Normattiva — Regio decreto-legge 27 marzo 1933, n. 371, artt. 1-5 ↩︎
Normattiva — Regio decreto-legge 14 aprile 1939, n. 636, artt. 2, 4, 9 e 13 ↩︎ ↩︎
Il Fatto Quotidiano — 25 aprile, le bufale del fascismo: pensioni, bonifiche, case, stipendi, che riporta una dichiarazione del 2016 di Matteo Salvini sulla reversibilità ↩︎
Francesco Filippi — Mussolini ha fatto anche cose buone, Bollati Boringhieri, 2019, cap. «Il duce previdente e previdenziale» ↩︎ ↩︎ ↩︎
Normattiva — Legge 3 aprile 1926, n. 563 ↩︎