Propaganda e informazione
«Almeno allora non rubavano»
falso
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Cosa emerse dopo
Buona parte dei gerarchi, nazionali e locali, abusava della propria posizione; la corruzione era molto diffusa, come accertarono le inchieste condotte dopo la caduta del regime1. Lo storico Marco Palla, curatore con Paolo Giovannini di un volume dedicato al tema, la descrive come un tratto strutturale: affari, interessi privati negli atti d’ufficio, beni pubblici trattati come privati, nepotismo. Lo storico Didier Musiedlak ha documentato un milione di lire versato a Mussolini dal Senato del Regno nel 19382.
Un esempio al vertice. Costanzo Ciano, ministro delle Comunicazioni per un decennio, favorì le aziende di famiglia, guidate dai fratelli, che avevano proprio nel suo ministero il principale acquirente; Treccani parla senza mezzi termini di «interesse privato in atti pubblici»3. Un altro esempio, tra i ras: Roberto Farinacci, avvocato con titoli professionali dubbi, otteneva parcelle a sei cifre per cause in cui il suo peso politico serviva ad aggiustare la sentenza4.
Dopo la guerra fu introdotto il reato di «profitti di regime», e alcuni furono condannati; ma i patrimoni non sempre furono recuperati e con la svolta politica del 1947 tutto si fermò2.
Il caso Matteotti
Giacomo Matteotti fu ucciso il 10 giugno 1924, il giorno prima della riapertura della Camera. Stava preparando una denuncia sulla convenzione con la compagnia petrolifera americana Sinclair Oil, che dava l’esclusiva delle ricerche in tutta la Sicilia e in parte dell’Italia settentrionale, firmata il 29 aprile e approvata con decreto il 4 maggio5.
Nel luglio 1924 un giornale laburista inglese, il «Daily Herald», scrisse che la Sinclair aveva versato 30 milioni di lire ad Arnaldo Mussolini, fratello del duce, e ad altri uomini politici. Lo storico Mauro Canali riporta la notizia avvertendo che non se ne conoscono le fonti, e considera la denuncia sulla Sinclair la chiave più probabile del delitto, insieme al movente politico5.
L’oro di Dongo
Il 24 aprile 1945 il ministro delle Finanze della Repubblica sociale firmò un mandato di pagamento da un miliardo di lire, versato dalla Banca d’Italia al Partito fascista repubblicano6. Il 27 aprile i partigiani fermarono a Dongo, sul lago di Como, la colonna in fuga con Mussolini e i gerarchi: avevano con sé circa 66 chili d’oro, 1.150 sterline d’oro, 147.000 franchi svizzeri, 16 milioni di franchi francesi e diecimila pesetas. Alcuni ministri viaggiavano con somme personali: 18 milioni di lire il ministro dell’Interno Zerbino, 15 il ministro della Cultura popolare Mezzasoma6.
Il giorno dopo un pescatore trovò nel fiume Mera, dove i tedeschi della colonna l’avevano gettato, circa 35 chili di fedi nuziali d’oro della raccolta «Oro alla patria» del 1935. Consegnate ai partigiani, se ne persero le tracce, e sparì anche l’inventario del tesoro7.
Perché sembrava onesto
Un regime che controlla l’informazione può dichiarare la propria integrità senza contraddittorio. È lo stesso meccanismo dei treni in orario.
Fonti
Geopop — Molte delle presunte «cose buone» fatte durante il fascismo sono bufale ↩︎
ANPI, Patria Indipendente — Il fascismo dalle mani sporche, intervista a Marco Palla su P. Giovannini e M. Palla (a cura di), Il fascismo dalle mani sporche, Laterza, 2019 ↩︎ ↩︎
Treccani, Dizionario Biografico — Ciano, Costanzo ↩︎
Francesco Filippi — Mussolini ha fatto anche cose buone, Bollati Boringhieri, 2019, cap. «Il duce della legalità», che cita lo storico Paul Corner ↩︎
Mauro Canali — Il delitto Matteotti, il Mulino, 2024, capp. «La questione petrolifera e la convenzione Sinclair» e «I dubbi sul movente» ↩︎ ↩︎
Vanilla Magazine — L’oro di Dongo: il mistero del tesoro della RSI ↩︎