Razzismo e colonie
«Le leggi razziali gliele impose Hitler»
falso
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La cronologia
Il disprezzo razziale per gli slavi accompagna il fascismo fin dalle origini. Il 12 settembre 1920, due anni prima della marcia su Roma, Mussolini scrive sul «Popolo d’Italia» che Trieste va «ripulita» dagli elementi sospetti e che ci sono «covi d’infezione slovena» da bruciare «col ferro e col fuoco»1. Due mesi prima, a Trieste, i fascisti avevano incendiato il Narodni dom, sede delle associazioni slovene2.
Nel 1933 la legge sull’ordinamento dell’Eritrea e della Somalia rende la cittadinanza italiana irraggiungibile per chi ha «sangue misto»34: la distinzione tra i sudditi è già apertamente razziale, cinque anni prima delle leggi contro gli ebrei.
Nel 1937, con l’Etiopia occupata, il regio decreto-legge 19 aprile 1937, n. 880 punisce con la reclusione da uno a cinque anni il cittadino italiano che intrattiene una «relazione d’indole coniugale» con una suddita dell’Africa orientale56. Il bersaglio è il «madamato», il concubinato tra italiani e donne o bambine del posto, tollerato per decenni. Il caso più noto è quello di Indro Montanelli che nel 1935, ventiseienne e comandante di compagnia in un battaglione eritreo, comprò dal padre e sposò una ragazza di dodici anni, Destà; lo raccontò lui stesso in televisione nel 19697. Il regime non vietò il madamato per proteggere le ragazze: temeva che crescesse la popolazione dei «meticci» e voleva un ordinamento di apartheid6.
Nel 1938 tocca agli ebrei: a settembre l’espulsione dalla scuola8, a novembre il regio decreto-legge 17 novembre 1938, n. 17289. La giustificazione ufficiale fu che il fascismo, dopo aver difeso la razza nelle colonie, doveva difenderla anche in Italia10.
Chi le scrisse
Il Manifesto della razza, pubblicato il 14 luglio 1938 come opera di un gruppo di scienziati, non fu una loro iniziativa spontanea. Lo stesso giorno Mussolini disse al genero, Galeazzo Ciano, di averlo «quasi completamente redatto lui»4.
Secondo lo storico Francesco Filippi le leggi del 1938 non sono una copia di quelle di Norimberga: per definire chi fosse ebreo il regime poté rifarsi alle norme razziste già scritte per le colonie, e non ci fu alcuna pressione da parte di Hitler410. Dopo l'8 settembre 1943, gli apparati della Repubblica sociale collaborarono ai rastrellamenti degli ebrei italiani4.
Il razzismo come programma
Le norme del 1938 non furono le uniche: nel 1939 la riforma delle assicurazioni sociali escluse esplicitamente i «cittadini italiani di razza non ariana» dagli assegni per matrimonio e nascita (se ne parla nella scheda sulle pensioni). Più che un cedimento tardivo, una linea coerente.
Fonti
Benito Mussolini, «Occhio ai confini!», «Il Popolo d’Italia», 12 settembre 1920, in Opera omnia, a cura di E. e D. Susmel, vol. XV, La Fenice, 1954, pp. 197-198 ↩︎
Giornalismo e Storia — Il fascismo? Razzista fin dalle origini ↩︎
Normattiva — Legge 6 luglio 1933, n. 999 ↩︎
Francesco Filippi — Mussolini ha fatto anche cose buone, Bollati Boringhieri, 2019, cap. «Il duce umanitario», che cita G. Ciano, Diario 1937-1942, a cura di S. Poma, p. 59 ↩︎ ↩︎ ↩︎ ↩︎
Normattiva — Regio decreto-legge 19 aprile 1937, n. 880 ↩︎
Novecento.org — Razzismo coloniale italiano: dal madamato alla legge contro le unioni miste ↩︎ ↩︎
L’Unità — Indro Montanelli e la sposa bambina: il caso del madamato in Etiopia ↩︎
Normattiva — Regio decreto 5 settembre 1938, n. 1390, «Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista» ↩︎
Normattiva — Regio decreto-legge 17 novembre 1938, n. 1728 ↩︎
Commissione federale contro il razzismo (CH) — «Mussolini ha fatto anche cose buone»: le bufale sul duce e sul fascismo che impazzano sul web, intervista a Francesco Filippi ↩︎ ↩︎