Previdenza e welfare
«L'INPS l'ha fondata Mussolini»
falso
Le date
Nel 1898 nasce la Cassa Nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai (legge 17 luglio 1898, n. 350): un’assicurazione volontaria. Nel 1919 — tre anni prima della marcia su Roma — il decreto luogotenenziale 21 aprile n. 603 la rende obbligatoria per i lavoratori dipendenti e ne affida la gestione alla Cassa Nazionale delle Assicurazioni Sociali. È questo l’atto che fonda la previdenza pubblica italiana, sotto un governo liberale.
Cosa fece davvero il regime
Nel 1933 il regio decreto-legge 371 ribattezza la Cassa Nazionale «Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale» — INFPS —, un cambio di nome più che di sostanza (i dettagli sono nella scheda dedicata alle pensioni). Il nome che oggi conosciamo, INPS, non esiste ancora: arriva solo dopo la caduta di Mussolini, quando il regio decreto-legge 2 agosto 1943 n. 704 — governo Badoglio, promulgato quattro giorni dopo l’arresto del duce — sopprime per legge la parola «fascista» da ogni ente, istituto e azienda che la portava nel nome. L’Istituto la adotta stabilmente dal 1944.
Il contesto che manca
La sigla INPS, così com’è, è quindi un prodotto della caduta del fascismo, non della sua opera. Chi la attribuisce a Mussolini confonde un’etichetta del 1943-44 con un ente che esisteva già, sotto altro nome e con altra gestione, tre anni prima che lui prendesse il potere.