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Ha fatto anche cose buone

Crimini e repressione

«In fondo era una dittatura all'italiana, senza crimini»

falso

In Italia

Prima ancora di conquistare il potere, tra il 1921 e il 1923, le squadre fasciste devastarono sistematicamente le organizzazioni dei lavoratori: solo nella prima metà del 1921, nella pianura padana, distrussero 17 sedi di giornali e tipografie, 119 Camere del Lavoro, 107 cooperative, 83 leghe contadine. Attaccarono le manifestazioni di braccianti e operai in sciopero — lo sciopero generale legalitario del luglio 1922, proclamato dall’Alleanza del Lavoro contro la violenza fascista, fu spezzato proprio così. Lo storico Gaetano Salvemini stimò per il triennio 1920-1922 circa 300 morti tra i fascisti e 400 tra socialisti e comunisti; il solo 1923, a fascismo ormai al governo, ne aggiunse oltre cento, tra cui gli undici di Torino nel dicembre 1922 e i diciannove della Spezia nel gennaio 1923.

La legge 25 novembre 1926 n. 2008 istituì poi il Tribunale speciale per la difesa dello Stato: tra il 1927 e il 1943 processò 5.619 persone, ne condannò 4.596, con 42 condanne a morte, di cui 31 eseguite. Agli altri toccò il carcere o il confino, il soggiorno obbligato in località isolate.

In Libia

Tra il 1929 e il 1931, per separare la resistenza cirenaica dalla popolazione civile, l’esercito italiano deportò circa centomila abitanti dell’altopiano del Gebel nei campi di concentramento della Sirtica. Lo storico Giorgio Rochat stima che, quando i campi furono sciolti nel 1933, i morti per fame, malattia e stenti fossero circa cinquantamila: la metà dei deportati. A guidare la repressione fu il generale Rodolfo Graziani, che tra i suoi stessi colleghi si guadagnò il soprannome di «macellaio del Fezzan» — dopo un bombardamento aereo, nel febbraio 1930, contro circa 2.800 profughi in fuga con le loro famiglie — e di «macellaio degli arabi».

In Etiopia

Durante la guerra del 1935-36 l’aviazione italiana impiegò su vasta scala iprite e fosgene, gas vietati dal protocollo di Ginevra che l’Italia stessa aveva firmato nel 1925; lo storico Angelo Del Boca ne documentò gli ordini diretti di Mussolini ai comandi militari. Nel febbraio 1937 le truppe italiane e le squadre fasciste massacrarono la popolazione di Addis Abeba per tre giorni: le stime vanno dai 4.000 morti calcolati da Del Boca ai circa 19-20.000 della ricerca più recente di Ian Campbell.

Tre mesi dopo, tra il 21 e il 29 maggio 1937, il viceré Graziani ordinò lo sterminio della comunità religiosa del monastero di Debra Libanòs, accusata senza prove di aver protetto gli attentatori del febbraio precedente: furono uccisi monaci, preti e studenti di teologia. Graziani dichiarò al ministro delle Colonie 449 morti; la ricerca più accurata, condotta tra il 1991 e il 1998 da Ian Campbell insieme allo storico etiope Degife Gabre-Tsadik, stima invece tra 1.423 e 2.033 vittime.

Nei Balcani

Durante l’occupazione italiana della Jugoslavia (1941-43), la circolare 3C del generale Roatta autorizzò esplicitamente la presa di ostaggi e la rappresaglia collettiva contro i civili, con la direttiva che il trattamento dovesse essere non «occhio per occhio» ma «testa per dente». Lo storico Eric Gobetti ha documentato che si trattò non di episodi isolati ma di una pratica sistematica: rastrellamenti, fucilazioni di ostaggi, deportazioni in campi di concentramento.

La misura del confronto

Che le cifre non raggiungano quelle della Germania nazista è vero. Non è un’assoluzione: è un ordine di grandezza.

Fonti