Crimini e repressione
«In fondo era una dittatura all'italiana, senza crimini»
falso
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In Italia
Tra il 1920 e il 1922 le squadre fasciste incendiano e saccheggiano Camere del lavoro, case del popolo, cooperative e leghe contadine; molti dirigenti della sinistra vengono uccisi. Spesso i mandanti sono gli agrari colpiti dagli scioperi, e spesso magistrati e forze dell’ordine coprono quei crimini1.
La violenza continua con il fascismo al governo. A Torino, tra il 18 e il 20 dicembre 1922, le squadre di Piero Brandimarte uccidono undici persone secondo le cifre ufficiali, di più secondo altre fonti; pochi giorni dopo un’amnistia cancella i delitti commessi per «fini nazionali». Alla Spezia, nel gennaio 1923, i morti sono diciannove. Nel solo 1923 si contano oltre cento morti2. Nel 1924 viene ucciso il deputato socialista Giacomo Matteotti (se ne parla nella scheda sull’onestà dei gerarchi).
La legge 25 novembre 1926, n. 2008 istituisce il Tribunale speciale per la difesa dello Stato3. Tra il 1927 e il 1943 processa 5.633 imputati e ne condanna 4.610, con 27.732 anni di carcere, 42 condanne a morte, di cui 31 eseguite4. Accanto al tribunale c’è il confino: il soggiorno obbligato, deciso per via amministrativa, su un’isola o in un paese isolato5.
In Libia
Per togliere alla resistenza della Cirenaica l’appoggio della popolazione, nel 1930 l’esercito italiano deporta almeno 100.000 abitanti dell’altopiano del Gebel; nei campi di concentramento della costa e della Sirtica, come al-Agheila, ne arrivano 85.000. I morti tra le popolazioni nomadi internate sono stimati in almeno 40.0006. Per lo storico Giorgio Rochat è forse il crimine più grave del colonialismo italiano7.
A guidare la repressione è il generale Rodolfo Graziani. Dopo il bombardamento, nel febbraio 1930, di circa 2.800 persone in fuga con le loro famiglie, si guadagna il soprannome di «macellaio del Fezzan»; qualche collega lo chiamerà «macellaio degli arabi»8.
In Etiopia
Nella guerra del 1935-36 l’Italia usa iprite, fosgene e arsina, gas già vietati dalle convenzioni internazionali. Lo storico Angelo Del Boca ha trovato e pubblicato i telegrammi con cui Mussolini ne autorizzava l’impiego ai comandanti Graziani e Badoglio9.
Il 19 febbraio 1937, dopo un attentato contro Graziani ad Addis Abeba, i soldati sparano sulla folla radunata per una cerimonia. Poi il segretario federale del partito fascista, Guido Cortese, fa distribuire armi agli italiani, civili compresi, e per tre giorni la città viene messa a ferro e fuoco. Secondo lo storico Ian Campbell le vittime etiopi furono almeno 20.0001011.
Tra il 21 e il 29 maggio 1937, su ordine preciso di Graziani, le truppe del generale Maletti uccidono nel monastero di Debre Libanos, il più importante santuario cristiano d’Etiopia, circa duemila tra monaci e pellegrini, ritenuti senza prove complici dell’attentato11.
Nei Balcani
Durante l’occupazione della Jugoslavia la circolare 3C del generale Mario Roatta, del 1942, autorizza l’internamento di intere popolazioni di villaggi, la presa di ostaggi chiamati a rispondere «colla loro vita» degli attacchi ai militari italiani, la distruzione delle case e la confisca del bestiame. Il trattamento dei partigiani, vi si legge, non deve seguire la formula «dente per dente» ma «testa per dente»12. Nei campi di internamento italiani muoiono circa 5.000 jugoslavi6.
Dopo la guerra la Commissione delle Nazioni Unite per i crimini di guerra iscrisse nelle sue liste 729 italiani richiesti dalla Jugoslavia, 111 dalla Grecia e altri da Francia e Albania. Nessuno fu estradato7.
La misura del confronto
Che le cifre non raggiungano quelle della Germania nazista è vero. Non è un’assoluzione: è un ordine di grandezza.
Per approfondire, una mappa collettiva censisce i luoghi italiani — vie, targhe, monumenti — legati alla storia coloniale13.
Fonti
ANPI, Patria Indipendente — 1923, la strage squadrista del fascismo di governo ↩︎
Normattiva — Legge 25 novembre 1926, n. 2008 ↩︎
ANPI, Promemoria — Il Tribunale speciale per la difesa dello Stato (1927-1943) ↩︎
Christopher Duggan — Fascism and the Mafia, Yale University Press, 1989, glossario, p. XI ↩︎
Italia Contemporanea (Rete Parri) — Deportazione e campi di concentramento in Cirenaica e in Jugoslavia ↩︎ ↩︎
Francesco Filippi — Mussolini ha fatto anche cose buone, Bollati Boringhieri, 2019, cap. «Il duce umanitario», che cita G. Rochat, Le guerre italiane (p. 13) e F. Focardi, Il cattivo tedesco e il bravo italiano, Laterza, 2013, p. 149 ↩︎ ↩︎
ANPI Roma — Rodolfo Graziani, soldato o criminale di guerra? ↩︎
Il Post — Perché Angelo Del Boca è stato importante ↩︎
Domani — Yekatit 12 è la data del massacro in Etiopia che l’Italia ha rimosso ↩︎
ANPI Roma — 21-29 maggio 1937: il massacro di Debra Libanòs, il più grande crimine di guerra dell’Italia ↩︎ ↩︎
Memoriale delle Deportazioni — Stralci della circolare 3C ↩︎
Wu Ming Foundation — Viva Zerai! Una mappa della topografia colonialista italiana ↩︎