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Ha fatto anche cose buone

Previdenza e welfare

«Mussolini ha creato la cassa integrazione»

parzialmente vero

Le date

Nel 1941, in piena guerra, due contratti collettivi di lavoro — 13 giugno e 29 luglio — istituiscono una cassa che integra il salario degli operai dell’industria messi a orario ridotto, sotto le 40 ore settimanali, per le interruzioni di produzione dovute a carenza di energia e materie prime. Non è una legge: è un accordo tra Confindustria e i sindacati fascisti, gli unici allora ammessi, gestito dall’Istituto Fascista della Previdenza Sociale. Vale solo per le fabbriche dell’Italia settentrionale.

Cosa fece davvero il regime

Qui un nucleo reale c’è, ed è per questo che il verdetto non è «falso»: un meccanismo di integrazione salariale nasce davvero nel 1941, sotto il fascismo. Ma resta un accordo contrattuale di guerra — non un diritto sancito per legge — limitato a una categoria di lavoratori e a un’area del Paese.

Il contesto che manca

La Cassa integrazione guadagni come istituto di legge nasce il 9 novembre 1945, con il decreto legislativo luogotenenziale n. 788, sulla base di un accordo interconfederale del luglio 1945 per riconvertire l’industria bellica alla pace: pochi mesi dopo la caduta del fascismo e l’esecuzione di Mussolini, il 28 aprile di quello stesso anno. Anche l’Enciclopedia Treccani fa risalire le radici storiche dell’istituto al 1945, non al 1941.

Il decreto del 1947, il numero 869 del 12 agosto, ne riscrive poi le regole operative — fissa al 3,50% il contributo a carico dei datori di lavoro e ridefinisce le condizioni di erogazione — e viene infine ratificato dalla legge 498 del 1951. È un ulteriore passaggio dello stesso percorso post-bellico, non un’origine alternativa: anche il 1947 arriva a fascismo caduto da oltre due anni.

Fonti