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Ha fatto anche cose buone

Opere pubbliche

«Le case popolari le ha costruite il fascismo»

falso

Ultima revisione:

La data

La prima legge sulle case popolari è del 1903, voluta da Luigi Luzzatti, deputato della Destra storica e poi presidente del Consiglio12. Sulla sua base nascono gli istituti per le case popolari delle grandi città: Torino nel 1907, Napoli e Milano l’anno dopo; a Roma quartieri come la Garbatella sorgono nei primi decenni del Novecento3.

Il fascismo va al governo nel 1922.

L’intervento del regime

Il regime non smantella l’edilizia popolare, anzi la incentiva2; ma non la inventa. La legge del 1935 provincializza gli istituti e crea un consorzio nazionale, con presidenti nominati per decreto reale43.

I risultati sono modesti. Tra il 1935 e il 1939 il consorzio completa 13.700 alloggi, in gran parte avviati prima della sua nascita, per circa 75.000 persone. Nel 1940 il ministero delle Corporazioni stimava un fabbisogno di almeno seicentomila vani l’anno3.

Il conto finale

Negli stessi anni i fondi per l’edilizia vanno anche a opere di immagine, come gli sventramenti nel centro di Roma e il quartiere dell’esposizione universale del 1942, l’EUR, completato solo negli anni Cinquanta3. Poi arriva la guerra: alla fine del conflitto si contano due milioni di vani distrutti e un altro milione gravemente danneggiato3.

Il grande piano pubblico per le case dei lavoratori, l’INA-Casa, parte con la legge 43 del 19493.

Fonti


  1. Normattiva — Legge 31 maggio 1903, n. 254 ↩︎

  2. Focus Junior — Fascismo, i luoghi comuni sulle «cose buone» smontati da uno storico ↩︎ ↩︎

  3. Francesco Filippi — Mussolini ha fatto anche cose buone, Bollati Boringhieri, 2019, cap. «Il duce costruttore». I dati su alloggi, fabbisogno e danni di guerra vengono da P. di Biagi (a cura di), La grande ricostruzione. Il piano Ina-Casa e l’Italia degli anni cinquanta, Donzelli, 2001, pp. 18 e 40 ↩︎ ↩︎ ↩︎ ↩︎ ↩︎ ↩︎

  4. Normattiva — Legge 6 giugno 1935, n. 1129 ↩︎