Opere pubbliche
«Le case popolari le ha costruite il fascismo»
falso
La data
La prima legge sull’edilizia popolare è del 1903, su proposta di Luigi Luzzatti, deputato liberale poi presidente del Consiglio. I grandi progetti di edilizia urbana nelle città con più fame di case — la Garbatella a Roma, e i quartieri corrispondenti a Torino, Napoli, Milano — nascono tutti nei primi quindici-vent’anni del Novecento.
Il fascismo nasce nel 1919 e va al governo nel 1922.
L’intervento del regime
Nel 1935 il fascismo porta la gestione del sistema a livello provinciale: mette sotto il proprio controllo e ribattezza strutture amministrative nate nell’Italia liberale, come farà in altri campi. Non è un intervento di sostanza: a Pavia, per fare un caso documentato, l’INCIS costruì appena 67 dei 500 alloggi che l’amministrazione stessa riteneva necessari.
Il conto finale
Nonostante progetti monumentali come l’EUR, la situazione abitativa restò emergenziale per tutto il ventennio. Poi arrivò la guerra voluta da Mussolini, che portò la distruzione nelle case di chi un tetto ce l’aveva: milioni di vani distrutti o danneggiati dai bombardamenti, un problema che il regime lascia in eredità, non che risolve.
Fonti
- Focus Junior — Fascismo, i luoghi comuni sulle «cose buone» smontati da uno storico
- Il Fatto Quotidiano — 25 aprile, le bufale del fascismo: pensioni, bonifiche, case, stipendi. Le cose buone che Mussolini non ha mai fatto
- Musei Civici e Archivio Storico Civico di Pavia, «Pavia. Materiali di storia urbana: il progetto edilizio 1840-1940», Edizioni Mediche Italiane, 1988