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Ha fatto anche cose buone

Previdenza e welfare

«Il fascismo ha inventato la settimana di 40 ore lavorative»

parzialmente vero

Ultima revisione:

Le date

Il 20 febbraio 1919, in piena età liberale, la FIOM firma con gli industriali l’accordo che porta l’orario dei metalmeccanici a 8 ore al giorno e 48 alla settimana1. Nello stesso anno la Conferenza internazionale del lavoro di Washington adotta lo stesso limite2.

Cosa fece davvero il regime

Il primo intervento è del governo Mussolini: il regio decreto-legge 15 marzo 1923, n. 692 estende per legge le 8 ore e le 48 settimanali a operai e impiegati delle aziende industriali e commerciali. Restano esclusi i domestici, i dirigenti e i commessi viaggiatori; in agricoltura la norma vale solo per i braccianti avventizi3. È un merito reale del regime, anche se recepisce una convenzione internazionale di quattro anni prima2.

Nel 1934, con la disoccupazione della grande crisi, un accordo collettivo porta l’industria a 40 ore. Ma i salari vengono ridotti in proporzione all’orario, compensati solo in parte dai nuovi assegni familiari; lo stesso accordo prevede di sostituire, dove possibile, le operaie con operai maschi2. Il regime dichiarò di aver riassorbito così oltre duecentomila disoccupati2.

Nel 1937 il regio decreto-legge 1768 fissa per legge a 40 ore la settimana degli operai dell’industria e consente lo straordinario solo se l’azienda non può assumere altro personale4. È una misura contro la disoccupazione, non un aumento del tempo libero a parità di paga.

Il contesto che manca

Nel 1940, con l’Italia in guerra, la legge 1109 sospende le 40 ore e riporta l’orario alle 48 settimanali del 1923; la stessa legge toglie i limiti contrattuali allo straordinario e consente deroghe al divieto di lavoro notturno per donne e ragazzi5. Il fascismo stesso abbandona la misura che oggi qualcuno gli attribuisce come merito duraturo.

Le 40 ore a parità di salario arrivano con le lotte sindacali: i metalmeccanici le ottengono con l’accordo dell'8 gennaio 1970, dopo l’autunno caldo6, e si generalizzano nei contratti tra il 1969 e il 19731.

Fonti